768 182. Infine, come ogni animo
ripieno di carità, così anche Francesco detestava
chi era odioso a Dio. Ma fra tutti gli altri viziosi, aborriva
con vero orrore i detrattori e diceva che portano sotto la
lingua il veleno, col quale intaccano il prossimo. Perciò
evitava i maldicenti e le pulci mordaci, quando li sentiva
parlare, e rivolgeva altrove l'orecchio, come abbiamo visto
noi stessi, perché non si macchiasse con le loro chiacchiere.
769 Un giorno udì un frate che denigrava il
buon nome di un altro, e rivoltosi al suo vicario frate Pietro
di Cattanio, proferì queste terribili parole: «Incombono
gravi pericoli all'Ordine, se non si rimedia ai detrattori.
Ben presto il soavissimo odore di molti si cambierà
in puzzo disgustoso, se non si chiudono le bocche di questi
fetidi. Coraggio. muoviti, esamina diligentemente e, se troverai
innocente un frate che sia stato accusato, punisci l'accusatore
con un severo ed esemplare castigo! Consegnalo nelle mani
del pugile di Firenze, se tu personalmente non sei in grado
di punirlo!» (chiamava pugile fr. Giovanni di Firenze,
uomo di alta statura e dotato di grande forza).
«Voglio - diceva ancora - che con la massima diligenza
abbia cura, tu e tutti i ministri, che non si diffonda maggiormente
questo morbo pestifero».
A volte, addirittura, riteneva giusto che si spogliasse della
tonaca chi aveva spogliato suo fratello della gloria del buon
nome, e che non dovesse alzare gli occhi a Dio, se prima non
restituiva ciò che aveva portato via.
Da qui ne era derivato che i frati di quel tempo, quasi rifiutassero
in modo particolare questo vizio, avevano stabilito fra di
loro il patto di evitare attentamente tutto ciò potesse
nuocere o suonasse offesa all'onore degli altri.
Cosa giusta e veramente ottima! Cos'è infatti il detrattore
se non il fiele degli uomini, fermento di malvagità,
disonore del mondo? Cos'è l'uomo doppio di lingua,
se non lo scandalo dell'Ordine, il veleno del chiostro religioso,
la disgregazione dell'unità?
Ahimè, la terra abbonda di animali velenosi ed è
impossibile che una persona onesta sfugga i morsi degli invidiosi!
Si promettono premi ai delatori e, distrutta l'innocenza,
si dà a volte la palma alla falsità. Ecco, quando
uno non riesce a vivere della sua onestà, guadagna
vitto e vesti devastando l'onestà altrui.
770 183. A questo riguardo ripeteva spesso Francesco:
«Il detrattore dice così: - Mi manca la perfezione
della vita, non ho il prestigio della scienza, né doni
particolari: perciò non trovo posto né presso
Dio né presso gli uomini. So io cosa fare: getterò
fango sugli eletti e mi acquisterò il favore dei grandi.
So che il mio superiore è un uomo e alle volte fa uso
del mio stesso metodo, cioè sradicare i cedri perché
nella selva grandeggi unicamente il pruno. Miserabile!, nutriti
pure di carne umana e rodi le viscere dei fratelli, giacché
non puoi vivere diversamente!».
Costoro si preoccupano di apparire buoni, non di diventarlo,
accusano i vizi altrui ma non depongono i propri. Sanno soltanto
adulare quelli, dalla cui autorità desiderano di essere
protetti, e diventano muti quando pensano che le lodi non
raggiungano l'interessato. Vendono a prezzo di lodi funeste
il pallore della loro faccia emaciata, per sembrare spirituali,
in modo da giudicare tutto e non essere giudicati da nessuno.
Godono della fama di essere santi, senza averne le opere,
del nome di angeli ma non ne hanno la virtù.